Presentazione
di Enzo Caffarelli
In ogni numero della rivista bimestrale del Centro Italiano di Solidarietà di Roma (CeIS), “il delfino”, don Mario Picchi firma l’editoriale di apertura, chiamato “Il timone”. Questo volume raccoglie alcuni tra i “timoni” apparsi tra l’inizio del 2002 e la fine del 2008. Prosegue così una tradizione già avviata con un’altra antologia degli editoriali pubblicati nella rivista del CeIS tra il 1997 e il 2001 (“A braccia aperte”).
Si tratta, qui, di 33 articoli, riproposti nella veste originaria, salvo qualche piccolo aggiustamento formale e alcuni minimi tagli per evitare quelle ripetizioni che, a distanza di anni, possono incontrarsi in testi nei quali si intendono ribadire concetti e talvolta fatti e aneddoti importanti per chi scrive.
I “timoni” di don Mario Picchi sono suddivisi in sei sezioni e ordinati secondo un criterio non cronologico, ma tematico. Nell’indice iniziale sono comunque riportate le date di uscita delle riviste in cui gli editoriali erano apparsi, in modo che il lettore interessato potrà contestualizzare ogni capitolo anche cronologicamente.
Tuttavia, a parte qualche riferimento a singoli fatti, situazioni e documenti, gli scritti del fondatore e presidente del Centro Italiano di Solidarietà possono definirsi senza un tempo specifico. Le proposte, i moniti, gli inviti, i sentimenti, le esperienze assumono carattere generale, almeno negli anni non facili in cui viviamo.
Come direttore della rivista “il delfino”, seguo con passione gli interventi periodici di don Mario e con grande attenzione e soddisfazione ho cercato di curare questa antologia che l’autore ha scelto di chiamare “Negli occhi degli altri”.
Un titolo semplice che vuole sintetizzare l’esperienza umana e l’insegnamento morale dell’autore. Negli occhi degli altri specchiamo i nostri sentimenti e le nostre coscienze. Dai loro occhi comprendiamo se siamo capaci di ascoltare, di provare empatia, di comunicare, di condividere. Cogliamo il desiderio di chi è in difficoltà di ricevere un aiuto ma anche il desiderio di rialzarsi dopo la caduta, di superare gli ostacoli per tornare a percorrere le proprie strade sulle proprie gambe, di ribaltare il sepolcro che costringe alla solitudine e alla sofferenza, proprio come il velo che oscurava la vista al cieco del Vangelo miracolato da Gesù.
Negli occhi e nei volti degli altri scopriamo la nostra reale volontà di accettare e di accogliere la diversità, la differenza, la distanza che separano lingue, culture, provenienze, tradizioni, religioni, ma che ci accomunano come essere umani. Negli occhi degli altri leggiamo il volto di Cristo e misuriamo ogni giorno la nostra capacità di essere autentici cristiani.
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